mercoledì 25 novembre 2020

CATEGORIE "FRAGILI"?

 


Carissimi lettori,

siamo ormai nel pieno della seconda ondata del Covid19 e le nuove restrizioni di movimento che il Comitato Scientifico, assieme al Governo, hanno predisposto, ci hanno fatto ripiombare in quei momenti tristi e difficili, sperimentati nella prima ondata, che speravamo ormai di aver dimenticato. Si cerca così di fronteggiare queste difficoltà al meglio, unendo capacità individuali e familiari.

All'inizio di questo novembre, così problematico, si è tenuto a Genova il SILVER ECONOMY FORUM, un’occasione importante per “accendere i riflettori” sul comparto dell'economia riguardante il complesso delle attività rivolte specificatamente alla popolazione dai 65 anni in poi, la cosiddetta "Ageing Society".

Quest’ultima, in Italia, vale oltre 200 Miliardi di euro, quasi il 20% dell'intero ammontare dei consumi di famiglia, percentuale che è prevista salire fino al 25% nel 2030.

Nel Forum si sono discusse le opportunità di sviluppare alcune tematiche, in particolare:

  • ·         la valorizzazione del patrimonio immobiliare (troppe case possedute da anziani lasciate sfitte o inutilizzate)
  • ·         il rafforzamento dei progetti di cultura e turismo, mirati al segmento di questa fascia di età
  • ·         la diffusione dei processi di telemedicina e cura a distanza (e-health)
  • ·         lo sviluppo di start-up innovative per i servizi al settore della Silver Economy

Il tutto, si è svolto nell'ottica del tema principale della manifestazione: la PREVENZIONE, se non ora quando?

Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che vorrei puntualizzare, in particolare, quanto sia vitale fare Prevenzione non solo sui processi fisici, ma anche su quelli mentali.

Teoricamente, noi, “popolo” dai 65 anni in su, facciamo parte della categoria cosiddetta FRAGILE, un concetto, soprattutto in “tempi di Covid”, molto dibattuto e sempre al centro delle cronache.

Non si deve però dimenticare che le nostre molteplici esperienze di vita – considerando quanto ognuno di noi ha dovuto affrontare - ci rendono in realtà, per certi versi, molto più forti e meno attaccabili di altre categorie, se decidiamo che la vita deve scorrere ancora in buone condizioni.

Interessante notare soprattutto quanto detto da uno dei relatori, la scrittrice Lidia Ravera, e cioè che la vecchiaia sarebbe un privilegio e non una vergogna.

La conclusione è quindi che la sanità mentale dovrebbe andare di pari passo con la sanità fisica, equiparando l’impegno impiegato con i vari medici per arrivare al proprio benessere fisico a quello utilizzato (purtroppo ancora troppo poco) per raggiungere il proprio benessere mentale.

Con questo, si intende dire che il movimento costante, la tranquillità mentale che predispone al buon sonno, la scelta e pratica di quanto ci piace fare, l'impegno ad essere indipendenti il più possibile (senza rivolgersi a figli e nipoti che pur sono disponibili) sono aspetti fondamentali.  Grazie a tutto questo, possiamo tranquillamente affermare di potere giungere ad un “livello superiore” che mantiene ben saldi i processi decisionali e che è in grado di gestire meglio il buon funzionamento del fisico.

Quando - diventando più anziani - si cede alle lusinghe di un ricovero in R.S.A. o Case di Riposo si comincia a delegare tutto agli altri e la vitalità viene meno, pur sostenendo alti costi per essere "messi in panchina" definitivamente.

Al contrario, sarebbe decisamente meglio sostenere spese per “dame di compagnia” o assistenti familiari che ci aiutino però nel nostro spazio di vita, riuscendo così a mantenere tutti i comfort, anche psicologici, che il continuare a vivere in casa propria concede. Il Covid19, purtroppo, dovrebbe ormai avercelo insegnato, lo stare bene, sia mentalmente che fisicamente, e nel proprio ambiente domestico, è fondamentale per affrontare al meglio anche questa drammatica sfida.

E voi che ne pensate?

In attesa di commenti e suggerimenti, vi invio un caro saluto!

Clelia

1 commento:

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